Image

NOTE DELL’AUTORE

Presentare il musical Patto di Luce è un’impresa non facile. Leo Amici, scomparso nel 1986 e fondatore del Piccolo paese del Lago, nell’entroterra di Rimini, dove si divulgano e vivono valori di pace, amore e fratellanza, ne parlò per primo e lo fece in un suo scritto, le cui parole risuoneranno anche in scena, come voce fuori campo:

«Ecco, qui, in una capanna fatta di ginestra,
ci fu l’incontro più smisurato e travolgente che l’eternità vissuta ricordi».

Parole misteriose che risuonano, inequivocabilmente, nell’eco di un’altra dimensione. Egli, infatti, per scriverle si pose in altra dimensione facendo parlare non solo se stesso, ma anche coloro che vivrebbero in quest’altra dimensione che appartiene, naturalmente, all’eternità.

Credendo in Dio si dovrebbe supporre che il primo a ricordare il tratto di eternità vissuta di quell’antico fatto sia proprio Lui che, appartenendo ed essendo Egli stesso eternità, Lo si potrebbe paragonare ad un cerchio che non ha né inizio né fine. Nelle parole eternità vissuta c’è altresì un vissuto che ha avuto, invece, un inizio del vivere.

Tutto questo si rivolge, infatti, a quell’eternità iniziata, appunto, da Dio per noi, o meglio, affinché noi vi potessimo accedere. Un’eternità che fa parte di tutto ciò che Dio ha ideato, modellato e cui ha dato inizio, compreso l’universo e, naturalmente, la vita del nostro corpo, che ha un inizio ed una fine, animato però da un’anima che, al contrario, è eterna.

Ma cerchiamo di svelare il mistero e la grandezza delle sue parole e del titolo Patto di luce, la leggenda del Lago di Piediluco. Tracce di questi fatti antichi sono nella spianata naturale del Lago di Piediluco, accanto alla Cascata delle Marmore. Piediluco significa ai piedi del bosco sacro ma, anche, dal latino, pes lux, piedi di luce, riferendosi ad un’immagine popolare, alla leggenda appunto, con cui l’antica gente iniziò a definire il lago.

L’immagine è quella di angeli, potenze o esseri celesti luminosi che, in una notte di tanto e tanto tempo fa, discesero dal cielo e mostrando all’antico popolo, rivolto con gli occhi all’insù, e come è ovvio, i loro “piedi di luce” prima di toccare il suolo.

Le musiche di questo spettacolo sono coinvolgenti, forti, tenere e violente come la cascata della natura che travolge e trascina con sé ogni residuo, come la Cascata delle Marmore.

Le danze, i canti, a volte lirici, risuonano nella natura come il canto della protagonista di questa storia, la Pastorella, che, come in un’eco, rimbalza da una cima all’altra delle montagne, fino a liberarsi nello spazio spegnendosi all’udito umano per essere raccolte dall’udito di ben altre entità che, da altra dimensione, odono e ammirano le nostre spinte verso la Verità e l’Assoluto. È dunque una …”magnifica leggenda”, Patto di luce, nella quale ho messo la mia fantasia, il mio sapere, la mia poesia, la mia arte, che ritengo essere doni che, a volte inadeguatamente, ho accolto, ma che sempre ho espresso e sviluppato, anche con sacrificio, pur di condividerli e di donarli. Una magnifica leggenda in cui ho rappresentato la personalità del mio maestro d’arte e di vita, Leo Amici, la magnifica leggenda della sua vita, delle sue parole e la personalità della dolce e forte figura di Maria di Gregorio, determinante nella mia vita, cui mi sono ispirato per la Pastorella.

Accanto alla Pastorella, altri protagonisti sono gli animali che assistono e commentano tra loro gli accadimenti più curiosi, cantando e danzando spesso anche in modo buffo; la natura, sempre presente nei suoni, nei rumori, quasi nei … profumi e nel sole nascente al quale si rivolge il primo canto della pastorella: Dimmi tu sole, dimmi cos’è…cosa c’è dietro di te…perché tanto male intorno a me?Grazie alla pastorella, al suo spirito, al suo spingersi oltre le convenzioni, le leggi della sua tribù per superare la propria mentalità primitiva e quella della sua gente, si mette in moto la storia di Patto di Luce, questa magnifica leggenda che innesterà nelle coscienze dei primitivi la prima scintilla di consapevolezza dei DIRITTI UMANI, attraverso un patto con il Supremo Signore: Dio!

I protagonisti sono dunque una pastorella, vissuta forse 12.000 anni fa; lo sciamano, che vive in una capanna fatta di ginestra e porta pace ai villaggi ostili fra loro; un pastorello, trovato nella foresta e cresciuto dallo sciamano; la tigre, che decide della vita e della morte dei condannati abbandonati nella foresta; il primordio e la primordia, capi tribù del villaggio della pastorella; le spie, che, scena dopo scena, inseguono la pastorella per riferire della sua “diversità”; i capi tribù di tanti villaggi che, nelle loro vesti, negli atteggiamenti, nello stile di vita, nelle strategie di caccia e di guerra, si ispirano alle effigi dell’animale prescelto che venerano come spirito guida della natura: Leone, Picchio, Falco, Serpente, Pavone, Rondine, Gufo, Gatto e Farfalla.

All’aprirsi del sipario dunque potrete vivere qualche attimo antico che riflette però l’attualità del momento, perché quella scintilla di coscienza dei diritti umani, nata nella “magnifica leggenda” del Patto di Luce, è la stessa scintilla che abbiamo oggi e che assolutamente non spegnersi.

Carlo Tedeschi

stendardoSCUOLE

 

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>